La bilancia dall’Antichità




Secondo Emile Mâle, la bilancia è entrata nell’arte cristiana grazie agli scultori meridionali che l’avevano trovata utilizzata nella pesatura dei cuori nei manoscritti orientali e sui bassorilievi dell’Egitto. Perché nessun testo evangelico fa menzione ad un giudizio divino praticato in tal modo. Per deferenza, gli artisti cristiani non piazzarono la bilancia dell’anima tra le mani di Dio padre o quelle del Cristo; sarebbe stato dar loro il ruolo di Anubi, considerato nel Medioevo come un demone così come tutti gli dei pagani. È a San Michele, il più terribile nemico di questi falsi dei, che toccò questo ruolo; è lui che vediamo con la bilancia in pugno su numerosissimi timpani di cattedrali o su innumerevoli capitelli raffiguranti il Giudizio finale; è lui che è diventato l’Arcangelo della Giustizia. Ispirandosi anch’egli ai predecessori antichi, Satana bara a volte nell’ombra, cercando di far pendere verso sé il piatto…




L’idea doveva essere buona poiché, allo stesso tempo dei cristiani, i musulmani la adottarono: testimonia quel “racconta Mongolo” intitolato Le Bilance, che apparve nel 1823 in Tablettes romantiques, con la firma di “A” (senza dubbio Abel Hugo) e che parafrasava la storia leggendaria del sultano Ekher. Ekher vede in sogno una bilancia di cui un piatto è carico di un gran numero di oggetti molto pesanti è in equilibrio con un altro piatto tenuto da un bambino alato.




“nel primo”, spiegherà al sultano un fachiro, “ sono posti i tuoi innumerevoli crimini, nell’altro, la sola buona azione che tu abbia compiuto: aver avvicinato ad un porco affamato il suo cibo. Ma un solo crimine in più e il bambino alato che rappresenta questa buon azione, non potrà più assicurare l’equilibrio!”




Furioso il sultano vuole fare uccidere il fachiro, che tranquillamente ripete: “Un solo crimine in più, e…”. Il sultano si ravvede, fa penitenza e diventa un perfetto monarca.




Gli Arabi hanno dedicato un posto a parte alla metrologia tra le altre scienze e le hanno dedicato importanti trattati, come, nel XII secolo, quello di Al-Châzini, intitolato La bilancia della saggezza. Uno dei loro matematici, Omar al Chajjâmi, costruisce una bilancia romana migliorata, detta “bilancia dritta” di cui riproduciamo sotto gli schizzi originali







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La bilancia dritta araba, dal manoscritto di Omar al Chajjâmi




Sia quel che sia, i pesi e le bilance erano, con i vasi ed i mortai, gli attributi più caratteristici della nostra professione. È notevole che la bilancia sia da una parte comparsa sulle insegne di molte corporazioni di apotecari e dall’altra parte che sia stata scolpita sul frontone di quasi tutti i tribunali! La giustizia e la farmacia hanno un emblema comune!










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Blasone degli apotecari di Evreux (XVII secolo)







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Bilancia dell’inizio del XIX secolo in ottone, l’altra, tedesca del XVIII secolo







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Bilancia in legno argentato policromo



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